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La prima volta

  • Immagine del redattore: Red Ink Edizioni
    Red Ink Edizioni
  • 12 giu
  • Tempo di lettura: 5 min

di Sophie


Non avrei mai pensato di realizzare la mia fantasia più proibita, ma eccomi qui, davanti alla villa di Luca. Il cuore mi batte in gola; la tensione è quasi fisica. Ci ha presentati Sara, la mia amica che frequenta il mondo BDSM da un po’ come Dominatrice.

La rottura con il mio fidanzato storico mi aveva dato una scossa. Ho sempre avuto una forte curiosità per queste dinamiche, ma quando le proposi a lui, mi rise in faccia. Con Sara, invece, era stato diverso: ne avevamo parlato per caso, mentre ci rosolavamo in spiaggia sotto il sole. Mi aveva raccontato le sue esperienze, sia da sottomessa sia da Dom. Prima di congedarsi, quella sera, mi aveva detto solo: «Pensaci bene. Se vuoi provare, fammelo sapere».

Ci avevo passato la notte in bianco. Avevo cercato video, guardato lo schermo fino a tardi, masturbandomi come non mi capitava da mesi. L'eccitazione era così forte che la mattina dopo avevo già deciso.

Scrissi a Sara: Voglio provarci. Magari dal vivo non sarebbe stato come dietro a uno schermo, ma dovevo scoprirlo.

Il primo incontro con Luca era stato in un bar. Trentaquattro anni, fisico atletico, occhi grigi, capelli biondi e un’aria rassicurante. Prima di vederci, per la sicurezza di entrambi, ci eravamo scambiati i test per le MST. Tiene molto alla sicurezza, e questo mi aveva tranquillizzata.

Al tavolino mi aveva spiegato il suo programma: un percorso graduale attraverso umiliazione, degradazione, legature e deprivazione sensoriale. Niente sessioni a distanza. E io ero d’accordo, non volevo rischiare di ritrovarmi senza mutande con il sedere esposto alle mani di trenta persone in un luogo pubblico, né tantomeno che finissero in rete video compromettenti.

Tutto concordato, limiti e aspettative inclusi.

Luca mi accoglie con un sorriso caldo, mettendomi a mio agio. Si siede sul divano del salotto, in un ambiente elegante, pulito e profumato di buono. Faccio per sedermi accanto a lui, ma un suo gesto mi blocca.

«No, Sofia. Spogliati. Resta nuda davanti a me, con le gambe aperte». Si appoggia allo schienale.

Sorrido, pensando a un gioco. Lui no, resta serio.

Beh, sono qui per questo.

Mi alzo, tiro giù la zip sul fianco e lascio che il vestito scivoli a terra. Sotto non indosso nulla, come mi ha ordinato di fare. Resto completamente esposta, con i capezzoli già turgidi e le mani che tremano per l'adrenalina. Faccio per silarmi i tacchi, ma Luca mi ferma: «Lasciali».

Sotto il suo sguardo analitico, separo le gambe, offrendogli la mia intimità. Il respiro si fa irregolare, fatico a deglutire.

«Ripeti le safeword», ordina.

«Giallo rallenta, rosso ferma».

«Perfetto. Se ne hai bisogno, usale».

«Va bene».

«Sì, signore», mi corregge, alzandosi dal divano.

«Sì, signore», mi affretto a ripetere.

«Meglio».

Comincia a girarmi intorno, solo il mio respiro rompe il silenzio.

Le sue dita mi sfiorano la schiena, risalgono sul ventre e arrivano al petto. Mi afferra un capezzolo e lo stringe con forza, tirandolo. Mi piego in avanti per assecondare la trazione, mentre un gemito mi sfugge dalle labbra. Alterna pressioni dolorose a tocchi leggeri, finché non decide di mollare la presa sulla pelle dolorante. Mentre cerco di riprendere fiato, la sua mano scivola più in basso, affondando tra le mie gambe.

«Sei tutta bagnata, Sofia», commenta, con una sfumatura di divertimento nella voce.

Strofina lentamente il pollice sul clitoride gonfio, poi mi penetra con due dita con decisione, continuando a massaggiare l’esterno. I miei lamenti riempiono la stanza; le ginocchia quasi non reggono il peso del piacere. All'improvviso si ferma, ritira la mano e mi spalma i miei stessi umori sul viso, diffondendo il mio odore sulla pelle.

«Sei pronta?»

Annuisco, incapace di parlare.

Il suo sguardo si fa predatorio. Mi spinge a terra, a pancia in giù, con il viso vicino ai suoi piedi. «Ora ti frusto, Sofia. Voglio vedere come reagisce la tua pelle. E perché ne ho voglia. Sei d’accordo?»

«Sì, signore».

«A quattro zampe».

Obbedisco subito. Prima che possa darmi un contegno, il colpo secco della frusta si abbatte sulle mie natiche. La pelle si incendia, un dolore acuto e pungente che mi mozza il fiato. Trattengo un urlo.

«Conta».

«Uno...»

Al terzo colpo il bruciore irradia l'interno coscia, ma la reazione del mio corpo è paradossale: i muscoli si contraggono, le lacrime salgono agli occhi e il sesso pulsa, bagnatissimo. Mi contorco sulla moquette, oscillando tra la sofferenza e un'eccitazione feroce.

Si ferma a cinque. Luca getta la frusta. Mi afferra saldamente per i fianchi e mi penetra da dietro. Scivola dentro senza incontrare resistenza, lubrificato dai miei stessi umori. Rispondo alla violenza dei suoi affondi gridando, mentre il piacere si mescola al fuoco che ho sulle natiche.

«Che figa stretta», commenta lui, con un misto di godimento e sadismo.

Il ritmo diventa implacabile. Ogni spinta è profonda, totale; lo sfregamento contro il clitoride accelera il crollo delle mie difese. Sento la tensione accumularsi nel petto, i miei stessi gemiti mi spingono oltre il limite. L’orgasmo mi travolge con una violenza tale da rasentare il dolore. Le braccia mi cedono, ma Luca mi tiene su per i fianchi, continuando a spingere per prolungare lo spasmo, finché non mi lascia crollare del tutto sul pavimento.

Si sfila bruscamente, mi afferra di nuovo per i capelli e mi tira su, in ginocchio davanti a lui. Senza darmi il tempo di respirare, mi spinge la faccia contro il sesso ancora turgido, lucido di umori.

«Succhialo, puttana», ordina, godendosi la presa delle mie labbra.

Il sapore salato della sua eccitazione mi invade la gola. Spinge a fondo, quasi da togliermi il fiato, poi si ritrae per affondare di nuovo. La saliva comincia a colarmi sul mento.

Sfila il cazzo dalla bocca e lo strofina sulla mia guancia, sulla fronte, impiastricciandomi la faccia. Il cuoio capelluto mi brucia per la presa, ma quella combinazione di forza e sottomissione mi scatena una scarica elettrica dritta al basso ventre.

Assecondo ogni affondo profondo, quasi soffocante, mentre la saliva mi cola sul petto. Muove la mia testa a suo piacimento, tenendomi per le ciocche. Le lacrime mi rigano le guance, respiro rumorosamente dal naso finché il corpo di Luca non si irrigidisce. Con un gemito basso si ritrae, bagnandomi la faccia con il suo seme caldo. Chiudo gli occhi, accogliendo i fiotti sul viso come il sigillo della mia sottomissione.

Luca mi guarda dall'alto, un'espressione di puro trionfo stampata in volto.

«Sei molto più bella con il trucco sbavato», sussurra, sistemandomi una ciocca dietro l’orecchio.

«Grazie, signore», riesco a boccheggiare.

Mi solleva il mento con due dita, costringendomi a guardarlo.

«Sei stata brava, Sofia», mi passa una mano tra i capelli. «Prenditi il tempo che ti serve. Il bagno è in fondo a destra».

Mentre lui si riveste, io mi sforzo di alzarmi. Le gambe tremano come foglie. Raccolgo il vestito da terra e vado in bagno. Allo specchio la mia faccia è un disastro: sperma, umori, lacrime e mascara nero colato fino alle guance, mischiato al rossetto. Un quadro grottesco.

Mi lavo la faccia per eliminare le tracce più evidenti, poi mi infilo sotto la doccia, lasciando che l'acqua calda rimetta in ordine i pensieri. Pensavo che mi sarei sentita disgustata, invece provo una pace profonda, una soddisfazione che mi scorre sottopelle.

Quando torno in salotto, Luca ha indossato jeans e maglietta; i suoi tratti si sono distesi, morbidi. «Stai bene?» chiede, offrendomi un bicchiere d'acqua.

«Molto meglio di quanto sperassi. Mi sento davvero... svuotata. Bene». Mi siedo sul divano accanto a lui.

«Mi è piaciuto giocare con te», dice lui, guardandomi. «Spero che continueremo».

Chiaccheriamo ancora un po', ridendo della tensione di prima che ormai si è dissolta. Quando mi alzo per andare, mi accompagna fino all'auto.

«Chiamami tu quando sei pronta», mi saluta, stringendomi la mano. «La prossima volta sarà molto più intensa, ti avverto».

Sorrido, accendendo il motore. «Ci conto. A presto».

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